Sulla mia pagina FB ho ricevuto diverse domande sulla qualità del pesce pescato e di acquacoltura e quale preferire. La realtà è che le notizie sono tante e spesso creano ancora più confusione. Cercherò di riassumere quello che so e di dirvi come cerco di comportarmi io. Inutile ripetere che, essendo la variabilità della nostra dieta UNA DELLE REGOLE CARDINI che dovremmo cercare di perseguire ogni settimana, l’assunzione di pesce, soprattutto se a sostituzione della carne di cui spesso esageriamo, è consigliata. Contiene proteine ad alto valore biologico, è più magro e facile da digerire, alcuni pesci hanno anche un considerevole quantitativo di grassi buoni come i famosi omega 3 (a patto di cucinarli nel modo giusto).

La domanda quindi è: pesce di allevamento o pescato?
La risposta è: dipende (lo so è una risposta che do spesso).
Dipende sì perchè magari non tutti possiamo permetterci di spendere a volte il triplo per del pesce pescato e dipende perchè in fin dei conti non è sempre detto che il pesce pescato sia meglio di quello di allevamento.

Sicuramente un pesce pescato ha avuto modo di alimentarsi in modo naturale e quindi, così sulla carta, possedere delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali migliori di un pesce di allevamento. E’ altrettanto vero che tutto ciò dovrebbe però coincidere anche con una zona di pesca a basso tasso di inquinamento e non è scontato che, benchè il nostro pesce selvaggio sia cresciuto libero di nuotare e di cibarsi come meglio ha potuto, non lo abbia fatto in una zona ahimè ricca di sostanze inquinanti. Inoltre, alcune specie di pesci non potrebbero soddisfare la crescente domanda se provenissero solo da pesce selvaggio. E’ il caso, per esempio, dei salmoni.

Ma quindi cosa possiamo dire dei pesci di allevamento? Anche qui quello che potremmo dire dipende dall’allevamento. La famosa frase “Siamo quello che mangiamo” vale anche per gli animali che consumiamo e di conseguenza la qualità del pesce di acquacoltura dipende da dove si trova il suddetto allevamento e quindi dalla qualità dell’acqua, dallo spazio a disposizione per vivere e dal tipo di alimentazione che hanno.

Se lo spazio è troppo ristretto il pesce crescerà in un ambiente stressante e potrebbe andare incontro a malattie di vario genere, motivo per cui spesso questi pesci vengono trattati con antibiotici. Inoltre, dal 1° giugno 2013 la Comunità Europea ha permesso di nuovo l’uso di farine animali per i pesci di allevamento(1), sembrerebbe esclusa la possibilità di cannibalismo [e questo va a correggere un errore che ho commesso sulla mia pagina FB pochi giorni fa]. D’altro canto il mangime di origine vegetale (per lo più a base di soia) presentava anch’esso dei problemi, soprattutto per i predatori, che risultavano non solo più grassi ma anche più ricchi di omega6 e poveri di omega3 rispetto alla controparte selvaggia (quindi assolutamente meno interessanti dal punto di vista nutrizionale). Insomma, come vedete dipende dal tipo di miscela che l’allevatore decide di impiegare e dalla politica etica dell’allevamento stesso. L’ideale sarebbe riuscire a somministrare una alimentazione più consona a ciascuna specie e prevedere prede o alghe anziché surrogati e uno spazio adeguato in cui vivere, senza che questo comporti un aumento massivo dei prezzi. L’unica realtà che conosco, ma non è detto che sia l’unica che esista sia ben chiaro, è l’allevamento di tonni rossi dell’azienda Balfègo ad Ametlla de Mar, in Spagna. Se volete saperne di più potete leggere qui come funziona, i costi comunque sono alti.

Detto ciò, il pesce di allevamento è sicuramente più controllato di quello selvaggio, molti sono i parametri che vengono monitorati costantemente: ossigeno, mercurio, metalli pesanti, infezioni. E’ più accessibile per quanto riguarda il costo e se l’allevatore adotta una buona politica e prevede il digiuno prima della pesca presenta qualità organolettiche e nutrizionali del tutto soddisfacenti.

E come mi comporto io? Dal momento che da alcuni anni abito in Liguria, prediligo il consumo di pesce locale di piccola pezzatura (i pesci grandi sono più suscettibili di accumulo di metalli pesanti e inquinanti) come alici, sardine, sgombri. Saltuariamente consumo pesci grandi, saltuariamente pesce di allevamento (comprando in una piccola pescheria chiedo notizie sulla provenienza) e secondo me “saltuariamente” si può fare un po’ quello che ci pare. Ma l’importante è prevedere pesce almeno 2 volte a settimana (a meno che non seguiate regimi vegetariani), fresco o surgelato l’importante è non acquistare simil-4-salti-in-padella bensì preferire di decidere noi come e quanto condirlo. Soprattutto variate variate sempre, non vi nascondete dietro a un dito dicendo che non avete tempo, se si vuole ci si può organizzare, fare scorta e cucinare cose sfiziose e sane in poco tempo. Ne metterò altre ma per adesso qui trovate un paio di idee per lo sgombro.