Nell’arco di 50 anni il latte è passato dall’essere considerato alimento salutare e completo ad essere ritenuto addirittura nocivo per l’uomo. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
Iniziamo con il considerare cosa accade in una stalla convenzionale di produzione intensiva. Qui gli animali sono selezionati geneticamente per ottenere individui altamente produttivi che spesso vengono trattati con l’ormone della crescita bovino nonché alimentati con mangimi a base di soja e mais transgenici, ricchi di pesticidi. Inoltre, questo bestiame, per le condizioni di vita imposte, è sofferente: non si muove quasi mai, è costretto ad una alimentazione forzata e tendenzialmente si ammala spesso, quindi viene spesso curato con antibiotici.
La domanda sorge spontanea: può essere di qualità il latte prodotto in tali stabilimenti? La risposta è abbastanza scontata: certo che no! Le analisi rivelano la presenza di pesticidi, percentuali minori di minerali, vitamine e grassi “buoni” rispetto al latte prodotto diversi anni fa. Certo l’alta tecnologia dello stabilimento offre un prodotto igienicamente garantito ma di sicuro più povero di nutrienti e meno gustoso, data l’alimentazione monotona con cui queste mucche sono allevate.
A questo punto è lecito chiedersi se scegliendo un prodotto biologico, anziché uno prettamente industriale, cambi qualcosa. Innanzitutto gli allevamenti biologici sono regolamentati a livello di normativa europea (regolamento CE 889/2008) che prevede il rispetto di rigorosi criteri per il benessere degli animali. Questo vuol dire che devono essere garantite condizioni di vita rispettose delle esigenze del bestiame e una alimentazione varia a base di prodotti derivati da agricoltura biologica, privi di OGM e pesticidi. Le conseguenze sono molteplici e interessanti. Il latte biologico, se confrontato con il normale latte di uso comune, presenta un contenuto doppio di acidi grassi omega3, omega6 tra cui gli acidi linoleici coniugati(1). Presenta inoltre un contenuto triplo di antiossidanti(2) e maggiore di vitamine. Diverse ricerche hanno dimostrato che il consumo di latte biologico arricchisce di sostanze importanti il latte delle madri che ne fanno uso e diminuisce l’incidenza della dermatite atopica nei bambini che lo bevono abitualmente. Quindi esiste un latte qualitativamente più buono, in grado di fornire un basso apporto di calorie a fronte di un sostenuto contenuto di nutrienti importanti soprattutto per i bambini.
Ma allora perché in tanti non riescono a consumare latte? Perché una fetta di popolazione non possiede livelli ottimali di lattasi(3) ed è quindi intollerante al latte. Questo fenomeno ha sia radici profonde che si perdono nella notte dei tempi, sia cause più moderne legate allo stile di vita adottato oltre che al consumo di latte di bassa qualità.
Per concludere: in realtà il latte non è per sua natura “velenoso”, sempre che sia un prodotto qualitativamente buono e consumato nella giusta misura (un bicchiere al mattino, per esempio) da persone che bene lo tollerano.

 

(1) Sono acidi grassi insaturi necessari per il nostro benessere ed importanti per molteplici funzioni quali l’assetto delle membrane cellulari, l’ossigenazione del sangue, il corretto equilibrio e produzione ormonale. Il nostro organismo non è in grado di produrli ex-novo quindi dobbiamo assumerli attraverso la dieta scegliendo con attenzione gli alimenti che li contengono (pesce, semi e latte). Uno stato di carenza è in grado di indurre diversi problemi dall’astenia alla sterilità.
(2) Sono sostanze presenti in diverse tipologie di alimenti. Esse aiutano il nostro corpo a detossificarsi dai radicali liberi, specie chimiche altamente reattive che si formano in seguito all’azione dell’ossigeno molecolare presente nelle nostre cellule.
(3) La lattasi è l’enzima intestinale in grado di digerire il lattosio, cioè lo zucchero caratteristico del latte. All’inizio l’umanità intera era intollerante al latte perché questo enzima smetteva di essere prodotto con la fine dell’allattamento materno. In seguito all’instaurarsi di una mutazione genetica, che ha portato alla comparsa di individui con lattasi funzionante per tutto l’arco della loro vita, si sono sviluppate due distinte popolazioni: una tollerante al lattosio (Europei del centro-nord) e una intollerante (asiatici, africani neri, indiani). La tolleranza al lattosio, difatti, costituiva un vantaggio evolutivo nelle popolazioni che iniziavano a dedicarsi alla pastorizia.